Ecomuseo del Paesaggio

 Mappa interattiva della ComunitÓ di Parabiago

In esecuzione:
canto di uccelli nel vecchio maneggio (usato anticamente come roccolo) (giugno 2003)


Per approfondimenti


pagine correlate:

- Parco del Roccolo

- Boschi di Arluno

- Boschi della Brughierezza

- Il Gufo


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Mappa: (C) 2007 Patrizio Croci

Il "Roccolo":
luogo di caccia da
cui prende nome il parco

PdR
        

ll Parco del Roccolo Ú un Parco Locale di Interesse Sovracomunale e si trova nell'alta Pianura Padana, in un area a nord-ovest della Provincia di Milano, ai margini meridionali dell'Altomilanese; esso comprende aree boschive ed agricole dei comuni di Arluno, Busto Garolfo, Canegrate, Casorezzo (attuale sede dell'ufficio di Direzione del parco stesso), Nerviano (dal 1997) e Parabiago, per una superficie complessiva di 1595 ettari (circa 16 Kmq).
Istituito nel 1991 per la salvaguardia degli elementi naturali della zona e per la valorizzazione dell'agricoltura, impegna circa l'80% della sua superficie, con coltivazioni di mais, grano, frumento, avena, orzo e foraggio.
Della rimanente area territoriale il 9% Ú caratterizzato da boschi, mentre l'1% da viabilitÓ, cave e dal canale Villoresi con la sua rete di canali irrigui secondari. Un'altra caratteristica del parco Ú la presenza di numerose cascine sparse nel proprio territorio, testimonianza di un passato storico-agricolo della zona.
Riconosciuto nel 1994 come Parco Agricolo di Interesse Sovracomunale dalla Regione Lombardia.
Il parco prende il nome da una tecnica utilizzata un tempo nell'uccellagione oggi ritenuta illegale, il Roccolo: uno spiazzo ovale nel quale sorgeva una torretta a tre piani mimetizzata tra la vegetazione.

(tratto da Wikipedia)

Attorno al "Roccolo" si trova il suddetto parco, popolato da un numero esteso di uccelli, tra cui alcune specie rare come i gufi e gli allocchi. Qui si trova uno spazio ovale nel quale sorgeva un'antica torretta a tre piani, il primo dei quali serviva per tenervi le gabbie, gli arnesi e gli strumenti necessari alla tesa; il secondo serviva agli spettatori della caccia; il terzo per l'uccellatore il quale dall'alto dominava la tesa e poteva lanciare gli spauracchi da una parte aperta come un terrazzino. Lo spiazzo era per due terzi recintato da una siepe tenuta bassa, poi da due filari paralleli di alberi formanti in giro un vialetto coperto poco pi¨ largo di un metro, in cui si ergeva la rete. Il bosco che sorgeva nello spiazzo veniva tagliato nella parte superiore cosý da formare un piano spiovente verso la rete; in tal modo gli uccelli spaventati dagli spauracchi erano indotti a fuggire verso il basso rimanendo bloccati nella rete.