Ecomuseo del Paesaggio

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Mappa: (C) 2007 Patrizio Croci

Madonna di Dio 'l Sa (XVI sec.)


Il Santuario della Madonna di Dio il Sà è un edificio religioso di Parabiago.
lI nome di questa chiesa non é ben chiaro da dove derivi realmente: vi è una dibattuta questione, non ancora risolta, tra il nome "Madonna di Dio ‘l Sa" o "Madonna di Olzate". Nel primo caso -Dio ul sa- in dialetto significa "lo sa Iddio che Madonna può essere" quella che sta ai piedi della croce nel quattrocentesco affresco che ornava la cappellina. Italianizzato diventa -Olzate-, ma "olza" anticamente corrispondeva a "porzione di terra arativa cinta da ogni parte da fossati e siepi alberate", quindi i monaci erano nel giusto quando la chiamarono Madonna dell'Olza, protettrice della campagna, vista la posizione della chiesetta ai limiti delle olze. 
Stando alle affermazioni del Parroco parabiaghese Don Giovanni Battista Santini, registrate in un documento del 1742, ogni altro nome differente da “Dio il Sà’’ non é altro che una storpiatura, compresi i più accreditati - di Olsà e - di Olzate -

L’attuale chiesa sorge sui ruderi di una cappella campestre di cui si conserva ancora un affresco antecedente al '500 sulla mensa dell'altare maggiore, racchiuso in una teca di vetro, che rappresenta la Vergine con Cristo in Gloria. La tradizione assegna l’iniziativa della costruzione della chiesa ai monaci di S. Ambrogio ad Nemus che reggevano, sino al ‘600, la chiesa e il convento di S. Ambrogio della Vittoria. I terreni su cui sorge la chiesa e quelli intorno, erano situati ai confini dei vasti possedimenti dei monaci; pertanto la chiesa doveva essere meta delle passeggiate ricreative e meditative dei frati.
Le sue linee architettoniche e il portico, fanno pensare che sia frutto del lavoro di un allievo del Bramante (il più grande architetto dell’epoca, che ha lavorato tra 400 e 500 a Milano a Bergamo e Roma per la basilica di S. Pietro), forse lo stesso frate umiliato legnanese Giacomo Lampugnano che curò l’esecuzione della Chiesa di S. Magno a Legnano. È pur vero che Bramante era grande amico dei frati milanesi dell’ordine di S. Ambrogio ad Nemus, confratelli del Convento di Parabiago.
L’origine della chiesa dovrebbe essere fatta risalire almeno alla prima metà del XVI sec., anche se su un pilastro c’è scolpita la data del 1626, forse anno di un restauro.

All'interno si possono osservare le caratteristiche dell'architettura del '500. Le statue presenti sono successive all'anno 1672 e raffigurano due apostoli S. Giacomo, S. Filippo e due personalità legate alla chiesa di Milano, il Patrono Sant'Ambrogio e S. Carlo. Proprio S. Carlo che ha messo ordine alla chiesa ambrosiana e nel 1581 ha fatto “pulizia” dell’antica processione che tutti gli anni in occasione dell’anniversario della Battaglia di Parabiago portava i milanesi alla chiesa di S. Ambrogio di Parabiago. Il Santo ha anche soppresso la preghiera che veniva fatta nel corso della messa dell’anniversario della battaglia e che ricordava l’apparizione di S. Ambrogio a favore dei milanesi comandati da Luchino Visconti.
Un allievo di Bernardo Luini, é invece il fautore del polittico sopra l'altare, rappresentante al centro la Vergine con il Bambino, in alto i Santi Cosma e Damiano due gemelli medici martiri del IV Secolo che hanno in mano strumenti chirurgici, a destra forse sant'Ambrogio, Santa Caterina, a sinistra un vescovo ed un soldato.
Le balaustre in marmo furono offerte, nel 1676, dal feudatario di Parabiago, Camillo Castelli, come ricordato da due iscrizioni.
Due lapidi ai lati accennano a sepolture: a sinistra Carlo Nebuloni geometra pubblico di Villastanza nel 1677; a destra il giovane nobile Luigi Maggi, proprietario della Villa Maggi Corvini nel 1716
.

L'esterno a mattoni incompiuto con bel portico adornato da due statue in gesso del 1672 di S. Antonio e S. Cristoforo.
Il piccolo campanile fu ricostruito nel 1913. A fianco della chiesa sorge la casa, un tempo del custode e il cimitero detto “lazzaretto”
probabilmente in ricordo della peste di San Carlo durante la quale assunse tale funzione; ancora oggi tra le sterpaglie interne sono visibili alcune lapidi. L’ubicazione della chiesa, lontana dalle abitazione, forse favorì l’uso come lazzaretto e non è improbabile che si cominciasse già dall’epidemia dei tempi di S. Carlo.
Con decreto 4 giugno 1914, la Direzione Generale per la Conservazione dei Monumenti, dichiara il Santuario con il lazzaretto Monumento Nazionale, ma subito dopo (1915), a causa della prima guerra mondiale, si pensò di adibire il piccolo complesso monumentale ancora a lazzaretto per le cure dei feriti o delle epidemie, pericolo scongiurato dallo stesso ente che l'anno prima gli diede l'importante riconoscimento.

(tratto da Wikipedia)